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Papà prende le redini

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di

Kelly Dawson

Copyright © 2016 by Stormy Night Publications and Kelly Dawson

Copyright © 2016 by Stormy Night Publications and Kelly Dawson

Tutti I diritti riservati. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o copiata in alcun modo e sotto alcuna forma, sia essa elettronica o meccanica, compreso per fotocopia, registrazioni, o qualsiasi altra modalità di raccolta dati, senza il permesso esplicito dell’autore o dell’editore.

Pubblicato da Stormy Night Publications and Design, LLC.

www.StormyNightPublications.com

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Dawson, Kelly

Papà prende le redini

Cover del libro di Oliviaprodesign

Sommario

Copyright Pagina

Papà prende le redini

Capitolo Uno

Capitolo Due

Capitolo Tre

Capitolo Quattro

Capitolo Cinque

Capitolo Sei

Capitolo Sette

Capitolo Otto

Capitolo Nove

Capitolo Dieci

Capitolo Undici

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Questo è un libro per adulti. Le sculacciate e tutti gli altri giochi di natura sessuale che vengono descritti in questo libro sono frutto di fantasia, e rivolte ad un pubblico adulto.

Traduzione di Patrizia Barrera




Capitolo Uno


"Mi hanno dato il lavoro, Annie!" esclamò Bianca trionfante e agitando le mani in aria, entrando nel salotto di casa sua, dove sua sorella era accomodata sulla poltroncina di pelle La-Z-Boy, una coperta di lana colorata sulle ginocchia, e una rivista aperta sul tavolino da caffè accanto a lei. "Inizio domani!"

Annie le sorrise. "Sono contenta - ero convinta che ti avrebbero presa."

"Devo ringraziare il signor Lewis, Tom; all’inizio era un po’ riluttante, mi ha anche preso in giro per il fatto che sono una ragazza, ma alla fine ha accettato di darmi una possibilità, a differenza di tutte le altre stalle in giro che ho contattato."

"Sarai bravissima, Bee. - mormorò Annie - Hai un’abilità innata coi cavalli. Solo, stai attenta che la tua sindrome di Tourette non si metta in mezzo ai tuoi sogni." Sospirò lievemente e si accasciò sulla sedia; lo sforzo di parlare l'aveva esaurita.

"Non sanno della mia Tourette." confessò Bianca.

Annie si alzò di scatto. "Che cosa? Non gliel'hai detto? E perché?"

Bianca si strinse nelle spalle. "Sai com'è, Annie. – disse - Nessuno si preoccupa di capire la mia malattia, danno tutti per scontato che ne sanno abbastanza, e solo perché i media ultimamente ne hanno parlato.”

Annie annuì leggermente. "Hai ragione, Bee, ma devi dirglielo! Cerca di fargli capire cosa significa per te. Fai in modo di parlargliene, in modo che non dovrai stare continuamente in ansia. Magari non faranno nemmeno caso ai tuoi tic, ma devi dirglielo." C’era un velo di preoccupazione, nella voce di Annie e Bianca sapeva che sua sorella aveva ragione. Era passato molto tempo da quando la sindrome di Tourette le aveva rovinato la vita, ma sapeva quanto poteva rivelarsi dannosa. Sospirò.

"Va bene, Annie, glielo dirò." promise. Poi le rivolse un sorrise. "Sai, è quasi divertente. Sei tu la vera malata, eppure eccoti qui, a proteggermi." Bianca allungò la mano per prendere quella di sua sorella, e la strinse delicatamente. La presa di Annie era molto debole, e lei stessa era tanto fragile. Ma il suo sorriso era pieno di calore.

"Ci siamo sempre protette a vicenda, Bee; abbiamo sempre vissuto l’una per l’altra.”

"Come farò ad andare avanti senza di te, Annie.. – mormorò tristemente Bianca – Mi mancherai tanto."

"Non sono ancora morta, Bee." disse Annie con fermezza. Ma entrambe sapevano che era solo questione di tempo: la prognosi di Annie non era buona. Le era stato diagnosticato un cancro terminale tre anni prima e, sebbene avesse combattuto coraggiosamente, era chiaro che ormai il suo corpo non ce la faceva più. A soli venticinque anni, quindici mesi meno di Bianca, Annie era l’ombra di se stessa. La ragazza, un tempo così vivace, si era ridotta a uno scheletro, quasi calva per i danni di una inutile chemioterapia, e incapace di fare due passi da sola prima di essere sopraffatta dalla debolezza e dai conati di vomito.

Bianca si sedette sul divano accanto alla poltrona di Annie, e si mise comoda per passare la serata con sua sorella. Ora che la malattia era progredita così tanto e così rapidamente, ad Annie non piaceva più stare da sola, e il loro padre maniaco del lavoro di sicuro proprio in quel momento stava affogando i suoi dispiaceri nell'alcool al pub dietro l’angolo. Benché se ne fosse andata di casa quando loro erano solo due bambine, la loro madre aveva fatto un mezzo tentativo di tornare nelle loro vite quando aveva scoperto che Annie era malata, ma Bianca non glielo aveva permesso. Provava solo rancore per la donna che le aveva abbandonate da piccole, lasciandole da sole col padre per rifarsi una vita con lo yogi guru con cui aveva una storia, e andandosene con lui in India per “ritrovare se stessa.” Bianca ignorava se poi ci fosse riuscita, ma dal canto suo andandosene aveva perso per sempre le sue figlie. Annie era più comprensiva di Bianca, ma anche lei non aveva mai perdonato quella stupida donna che le aveva lasciate per così poco.

Con il padre che lavorava fuori casa tutto il giorno, era toccato a Bianca di prendersi cura di Annie. C’erano delle volontarie della chiesa locale che venivano a farle compagnia un paio d’ore al giorno, e questo era quanto. A Bianca non importava: Annie era sua sorella, la sua migliore amica, la persona più importante del mondo per lei. Ma a volte occuparsi della sorella diventava estenuante e ormai era chiaro ad entrambe che, di lì a poco, sarebbe stato necessario ricoverare la povera Annie in un ospedale a lunga degenza, dove avrebbe ricevuto un’assistenza adeguata.

Dopo aver cucinato la cena e riassettato la cucina, Bianca si rannicchiò accanto ad Annie sul letto matrimoniale della loro stanza. Non dormivano sempre assieme ma il giorno dopo doveva trovarsi al lavoro molto presto, e voleva che sua sorella si sentisse calma e tranquilla, quella notte.

* * *


Arrivò alle stalle alle sei precise del mattino, come le aveva detto il signor Lewis. Anche di così buon mattino l’intero complesso era tutto illuminato e in pieno fermento.

"Buongiorno, sono Clay. Tu devi essere Bianca? Papà mi ha detto che saresti arrivata.” L'uomo in piedi sulla doppia porta aperta delle scuderie sorrise e le tese la mano.

Che bel pezzo d’uomo! Sentì subito la sua forte stretta, quando lui le prese la mano.. Lo guardò velocemente da capo a piedi, ma in modo che non si notasse troppo. Aveva gambe lunghe e magre e indossava dei jeans blu e alti stivali neri. Era alto, con le spalle larghe e i fianchi stretti, la tipica corporatura a trapezio. Portava una camicia a quadri blu con le maniche arrotolate sui gomiti, il che metteva in evidenza le sue braccia forti e muscolose. Ma la cosa migliore erano gli occhi, i più dolci e blu che Bianca avesse mai visto, e quella massa di capelli biondo scuro un po’ ispidi che gli ricadevano ai lati della faccia, dove l’ombra di un pizzetto gli delineava la mascella. Sotto agli occhi c’erano delle minuscole e sensuali rughe d’espressione, e l’uomo era bello abbronzato. Dimostrava circa trent’anni. Ottenere il lavoro come apprendista fantino nella stalla di Tom Lewis era già fantastico, ma avere a che fare con quel bellissimo manzo in piedi sulla soglia che ancora le teneva la mano, sarebbe stata la ciliegina sulla torta!

"Ehm, sì - balbettò, cercando di tenere a bada i suoi tic - Sono Bianca." Quando era nervosa i suoi tic peggioravano sempre e le veniva da fare delle smorfie, a causa della contrazione dei muscoli della faccia, dietro gli occhi e sulla mascella. Si concentrò per non dare spettacolo. Non era ancora il momento di rendere nota al quel bellissimo ragazzo quella strana parte di lei. Non sarebbero mancate le occasioni, per dirglielo.

“Ok, andiamo; papà mi ha chiesto di mostrarti tutto. Lui verrà più tardi."

Non appena Clay le ebbe voltato le spalle, Bianca smise di controllare il suo tic più frequente: girare il collo, contrarre la mascella e nascondere gli occhi dietro le mani mentre li faceva roteare intorno in modo bizzarro, spalancandoli fino a sentire dolore. Dopodiché alzò le spalle e cercò di rilassare i muscoli, ben sapendo di poter tenere tutto sotto controllo solo se non si lasciava prendere dall’ansia.

Continuò a dare libero sfogo ai suoi tic, mentre Clay le era di spalle e non le prestava attenzione, intento a mostrarle le scuderie, a presentarla al resto del personale e a farle vedere i cavalli, illustrandole la routine di tutti i giorni e infine indicandole la lavagna proprio fuori alle scuderie, dov’erano segnati i cavalli da far correre nell’ambito della giornata.

"Se tutto va bene, domani troverai il tuo nome su questa lista. – le disse – Oggi farai pratica strigliando e dando da mangiare ai cavalli, così comincerai a conoscerli.”

“ Ok.” mormorò Bianca distrattamente. Camminava con spavalderia e, dato che gli stava dietro, poteva ammirare il suo bel sedere stretto nei jeans. Niente male, non c’è che dire. I suoi capelli arruffati gli sfioravano la nuca e lei moriva dalla voglia di alzarsi sulla punta dei piedi e farci scorrere le dita.

"E qui - disse Clay, fermandosi di botto e aprendo una porta a lato delle stalle – teniamo la biada per i cavalli." Agitò un braccio per il locale indicandole i sacchi ammucchiati in un angolo e i barili contenenti mangime premiscelato e polveri di integratori vitaminici allineati contro la parete di fondo. Le reti da fieno erano appese a ganci sopra le botti, e una mezza dozzina di balle erano accatastate in modo precario l'una sull'altra lungo la parete laterale.

Una rete da fieno era stata gettata distrattamente sul pavimento, dando una sensazione di sciatteria a quel posto così ben organizzato, e Clay si chinò a raccoglierla. Le passò così vicino che lei potè sentire l'odore del suo deodorante, e un brivido di eccitazione la invase, mentre l’uomo le sfiorava inavvertitamente il seno con la spalla. Trattenne il respiro mentre quel brivido le si diffondeva per tutto il corpo, facendole accelerare il battito cardiaco e indurendole i capezzoli. Lo aveva sentito anche lui? Non riusciva a staccargli gli occhi di dosso, era quasi ipnotizzata, mentre lo vedeva riappendere la rete al suo gancio. Si sentiva fatalmente attratta dal modo sensuale con cui lui si muoveva, dalla leggerezza con cui i suoi capelli gli accarezzavano il colletto della camicia. Quando lui si voltò a guardarla, lei scosse la testa per liberarsi dallo stato di confusione in cui si trovava e si costrinse a concentrarsi su altre cose. Nessun uomo l'aveva mai attratta a quel modo, mai! Di cosa stava parlando, Clay? E perché quel semplice tocco l’aveva eccitata così tanto?

Continuarono il giro e Bianca rimase molto colpita dalla professionalità con cui era gestito l’intero complesso. Quando Clay la presentò agli altri lavoranti delle stalle, o incontrava qualcuno mentre camminavano, era evidente il senso di cameratismo che c’era tra loro. L'ambiente di lavoro era allegro, divertente, scherzoso e Bianca capì che si sarebbe trovata bene.

Lo seguì per tutto il tragitto, schivando le carriole parcheggiate fuori dalle scuderie, fino alla fine. Alcuni giovani si stavano dando da fare per ripulire per bene il pavimento delle stalle, e Bianca non potè fare a meno di immaginare Clay mentre spalava la segatura ... con quei muscoli poderosi che si flettevano per manovrare la pala, e il suo modo di muoversi sensualmente per la stalla.

"Ok, puoi partire da qui e farti tutto a ritroso.” Clay prese una pala da un gancio sul muro e gliela porse. "Immagino che tu sappia come pulire una stalla.” disse.

E se lo avesse preso un po’ in giro? Scosse la testa, riuscendo a mantenere una faccia seria nonostante il sorrisetto che le si stava formando agli angoli della sua bocca.

"No. Credo che dovrai insegnarmi.” rispose.

Mantenne una faccia da angioletto mentre lui la guardava fisso negli occhi. Forse aveva mangiato la foglia? Anche se di recente aveva fatto lavori diversi – la segretaria a tempo determinato presso un istituto scolastico – era ancora in grado di ripulire una stalla con una mano sola! Sentì arrivare un tic, ma riuscì a tenerlo a bada, e ciò la fece sembrare ancora più seria. Doveva stare molto attenta a non far emergere la sua sindrome di Tourette, altrimenti l’avrebbero licenziata su due piedi! Era già successo.

Riuscì nel suo impegno e controllò i tic e il sorrisetto, mentre l’uomo le faceva vedere come spalare la segatura sporca e bagnata e scaricarla nella carriola. Non appena lui le voltò le spalle, lasciò andare il tic che le fece prima torcere, poi scattare e infine contrarre la faccia violentemente. Il suo collo si girò così di scatto che sentì un dolore acuto irradiarsi fino alle spalle. Sempre meglio della lotta che doveva ingaggiare ogni volta per impedire ai suoi tic di darsi alla pazza gioia. Ruotò le spalle, cercando di rilasciare i muscoli in fiamme. E ci riuscì.

Quando la faccia le tornò normale, si rimise a guardare in estasi il corpo snello e muscoloso di Clay che si muoveva con abilità nel grande e arioso box, facendo scorrere la segatura ai lati per lasciare asciugare le chiazze bagnate di cemento. Era proprio un uomo forte e bellissimo! Sorrise, compiaciuta. Era passato un bel po’ di tempo da quando aveva avuto davanti agli occhi uno spettacolo eccitante come quello che adesso le stava offrendo Clay.

Soffocò una risatina mentre Clay si sbarazzava dell'ultimo residuo di segatura bagnata e si voltava a guardarla. "Pensi di riuscirci?" le disse, porgendole la pala.

Scosse di nuovo la testa, ma questa volta non riuscì a trattenersi dal mettersi a ridere. "Non posso credere che ci sei cascato! – esclamò – Sono pratica dei lavori di stalla già dai tempi dell’asilo; certo che sono in grado di pulire una stalla!” Gli sorrise sfacciatamente. "Volevo solo guardarti mentre lo facevi!"

Lui la fissò per un attimo, a bocca aperta, poi scoppiò in una risata bassa e rimbombante che gli saliva dalle viscere, e che la fece ridere ancora di più. "Dovrei proprio sculacciarti!" la ammonì, ridendo.

Lei rimase paralizzata all’istante e rimase a guardarlo, senza parlare. Aveva sentito bene? Un brivido l’ attraversò da capo a piedi. Aveva desiderato per tutta la vita che un uomo le dicesse una cosa simile!

Rimase immobile, senza spiccicare parola, mentre lui stava ancora a ridere. Alla fine, l’uomo le fece l’occhiolino e se ne andò, lasciandola lì, con la pala in mano.

Mentre lo guardare andarsene, Bianca si chiese cos’era quel tremendo dolore che si sentiva tra le cosce. Certo, lui era sexy, ma lo erano anche molti altri uomini che aveva incontrato, e nessuno di loro l’ aveva mai eccitata tanto, prima. Forse era il fatto della sculacciata. Certo, doveva essere quello!

* * *


"È meraviglioso, Annie!" disse Bianca a sua sorella. Era tornata a casa per pranzo. Come ogni scuderia per cavalli da corsa, si lavorava soprattutto all’alba e dal tardo pomeriggio fino a sera, quindi aveva qualche ora libera durante la giornata, così poteva prendersi cura di Annie.

Annie le sorrise debolmente. "Sono contenta, per te. – le disse dolcemente – E spero che anche lui sia gentile; ti meriti un brav'uomo."

"Beh, non è ancora il mio uomo!" esclamò Bianca. Poi strinse la mano di Annie. “Ma sembra carino. E ama i cavalli, quindi è un buon inizio.” Poi sorrise e si avvicinò a sua sorella. "E credo che sia anche un amante delle sculacciate!"

Il sorriso di Annie le illuminò tutto il viso. "Oh, sorellina, sono così felice per te!" esclamò. "Posso morire felice, sapendo che hai trovato l’uomo dei tuoi sogni." Strinse delicatamente la mano della sorella, e quella piccola stretta sembrò toglierle ogni forza.

"Non puoi lasciarmi! - piagnucolò Bianca, mentre una lacrima le scorreva sul viso. "Non sono ancora pronta per restare senza te." Strinse saldamente entrambe le mani di Annie nelle sue.

"Non ancora...- confermò Annie - Ma accadrà presto. E sarà un sollievo, sorellina. La fine del dolore."

Bianca si stese sul letto accanto a sua sorella. La salute di Annie si stava rapidamente deteriorando. Il cancro stava divorando progressivamente il suo corpo; era un modo atroce di morire.

La sua pausa finì anche troppo presto e Bianca dovette tornare al lavoro. Annie si era quasi addormentata, ma sorrise quando Bianca si chinò su di lei e la baciò dolcemente sulla guancia, per poi lasciare la stanza in punta di piedi.

* * *


Clay l'aveva osservata lavorare nell'ultimo quarto d'ora. Bianca si trovava nel box della biada e aveva abilmente gettato giù dalla catasta, che arrivava ben oltre la sua testa, una bella balla di fieno, e lui la stava piacevolmente osservando dalla porta mentre lei riempiva tutte le reti. Quel lavoro facile e ripetitivo le permetteva di tenere la mente sgombra, e il suo pensiero corse alla sorella. La vita era così crudele! Annie era la persona più straordinaria che conosceva, bella dentro e fuori, e stava morendo. Non meritava di morire a quel modo.

"Cos'è che fai, con la faccia?”

Bianca sobbalzò per la paura: non l’aveva sentito avvicinarsi. Poi gemette: se n’era accorto prima di quanto sperasse! I suoi tic dovevano essere peggiorati, se lui era riuscito a notarli il secondo giorno di lavoro.

"Allora?" insistette Clay, con tono arrabbiato.

Lei sospirò e abbassò lo sguardo. "Perché ti interessa?” chiese.

Clay le lanciò un'occhiataccia. “Come responsabile di tutto il complesso penso di avere il diritto di sapere. Ti droghi?"

"No! - esclamò lei, con forza - Non è nulla del genere." Lui continuò a fissarla ed era chiaro che non l’avrebbe mollata fino a quando non avesse ricevuto una spiegazione ragionevole. Lei sospirò. Fa che non accada di nuovo! Per tutta la sua vita aveva combattuto contro lo stereotipo che i media avevano diffuso sulla sindrome di Tourette; aveva lottato per dimostrare alla gente di valere come chiunque altro, malgrado quelle strane smorfie che le si disegnavano in faccia.

"Allora? Sto aspettando!" ringhiò l’uomo.

"Ho la sindrome di Tourette."

"Quindi hai mentito."

"No." Scosse la testa con decisione.

“Ti è stato specificamente chiesto nel modulo di domanda se avevi qualche patologia medica. Hai barrato no, l'ho letto. "

"No, mi è stato chiesto se avevo delle patologie mediche in grado di interferire col lavoro. – lo corresse lei – La mia malattia non m’impedisce di lavorare.” E disse queste cose con fermezza, sperando di apparire convincente.

"Quindi le bestemmie, tutti quei tic strani che sono una mezza disabilità...e il fatto che si ripetano ossessivamente delle frasi... E’ tutto falso?" le chiese dubbioso, non sapendo se crederle o meno.

Lei scosse la testa. "No, è vero, ma solo per alcune persone. Il fatto è che la Tourette colpisce tutti in modo diverso. Ai media piace gonfiare le cose, ma io non faccio niente di tutto quello che hai detto. C’è qualcuno malato come me che le fa, ma io no. Quello che succede a me l’hai visto: faccio le smorfie. Da piccola ho avuto un po’ di quegli altri sintomi, ma poi sono passati. Quello che mi hai visto fare è quanto.”

"Allora perché non l'hai detto a papà, quando vi siete conosciuti?" domandò lui, ancora irritato.

"Perché non mi avrebbe dato il lavoro!" esclamò. "Guarda, ci sono già passata. In questo paese ci sono leggi sul lavoro molto discriminanti. Nessun datore di lavoro assumerebbe qualcuno con la sindrome di Tourette se può scegliere tra altri candidati. Nessuno la conosce veramente, ad eccezione di ciò che sentono dai media, che poi parlano solo di casi eccezionali ed estremi. Quindi anche voi mi avreste valutato su queste basi."

Clay si grattò il mento, guardandola molto pensieroso. "E se tu facessi queste cose quando sei in sella? Quando ti vengono quelle smorfie, lo fai in modo abbastanza violento. Se ti accadesse quando stai galoppando in pista rischieresti di perdere l'equilibrio, cadere e farti male o, peggio, morire sul colpo. Sai quante cause di lavoro vengono fatte ogni giorno?"

Le fece l'occhiolino, sorridendo sulla sua battuta, ma lei non ricambiò il sorriso. Non poteva: sapeva che lui aveva ragione. Alcuni dei suoi tic facciali erano movimenti bruschi e, spesso, si combinavano con violente torsioni del collo, il che alterava completamente la sua percezione dell’esterno e poteva farle perdere l’equilibrio.

"Non mi è mai successo, quando cavalco. O anche quando lavoro con i cavalli, lo giuro! Tutto ciò ha un meraviglioso effetto terapeutico su di me. A cavallo, mi sento una persona normale ".

Incrociò le dita dietro la schiena sperando di avere fortuna, e che lui le avrebbe concesso quell’ultima possibilità. Non sarebbe stato il primo a licenziarla per la sua Tourette, e senza dubbio non sarebbe stato l'ultimo.

"Se mi dai una possibilità per questo lavoro, ti prometto che non te ne pentirai." supplicò. Non voleva sembrare disperata, ma in verità lo era. Nessun'altra scuderia aveva voluto assumerla; la maggior parte degli allenatori preferiva ancora apprendisti fantini maschi, anche se in realtà maschi e femmine hanno pari diritti. E aveva bisogno di un lavoro, preferibilmente uno con degli orari che le permettessero di prendersi cura di Annie.

Clay la guardò severamente per un attimo prima di lasciarsi andare ad un ennesimo sorriso.

"Sei fortunata: non sono io che mi occupo di assunzioni e licenziamenti, quindi per ora nessun problema. Parlerò con papà e cercherò di spiegargli la situazione."

Ancora una volta le strizzò l’occhio. ”Ma, se dipendesse da me, ti metterei sulle mie ginocchia e ti sculaccerei per bene, per non avermi detto niente!”

"Oh, grazie, signore!" Era così sollevata che dovette reprimere l’impulso di gettargli le braccia al collo per la gioia.

Fu solo più tardi, molto più tardi, quando si trovava già sotto le coperte, che le ritornò alla mente la frase: ”Ti metterei sulle mie ginocchia e ti sculaccerei per bene.” pronunciata da quella voce profonda, e si sentì scuotere da un brivido. Non ne aveva parlato con Annie, ma sapeva che la sorella l’avrebbe capita. Era una delle poche persone al mondo a conoscere la sua ossessione per le sculacciate. Annie sapeva tutto dei siti web che Bianca frequentava a tarda notte, per soddisfare questa sua insana passione. E forse Annie avrebbe anche capito se le parole di Clay erano tendenziose, oppure no.

Con questo pensiero in mente si addormentò, pensando a quell’uomo e a come sarebbe stato essere sculacciata da lui. Era bello, con mani grandi e forti, abbastanza grandi da lasciarle delle impronte sul tutto il sedere. Si immaginò rovesciata sulle sue ginocchia con quelle enormi mani che le facevano diventare rosse le chiappe, mentre con la sua voce da baritono la rimproverava per qualche misfatto immaginario. Si addormentò con un sorrisetto sulla faccia, aspettando con ansia il mattino, quando avrebbe rivisto il suo bel caposquadra.




Capitolo Due


Le scuderie erano già attive come un alveare, quando il giorno dopo arrivò al lavoro poco prima delle sei del mattino, pronta per un'altra intensa giornata. Clay era già lì, con i suoi morbidi vecchi jeans strappati che gli pendevano dai fianchi stretti e aderivano in modo sexy alle sue gambe lunghe e magre. La maglietta nera che indossava metteva in risalto le sue spalle larghe, e i muscoli delle sue braccia erano in meravigliosa contrazione, mentre portava con entrambe le mani due secchi blu pieni d’acqua. Si unì al resto della squadra dopo aver controllato la lavagna appesa fuori della scuderia, per vedere la sua prima consegna: era stata assegnata a Big Red, un enorme castrato marrone che torreggiava su di lei per oltre un metro, probabilmente il cavallo più grande e più forte della stalla. Chiaramente Clay e suo padre, facendola salire proprio su quel cavallo per il suo primo giro, avevano intenzione di metterla alla prova e verificare se come apprendista fantino di Tom Lewis lei andasse bene. Non poteva biasimarli: sapeva che, essendo molto piccola anche per una donna, avrebbe sempre dovuto mettersi in gioco. Era quindi ovvio che le facessero provare per primo il cavallo più forte. Per diventare un bravo fantino non era indispensabile essere forti; anche il coraggio e una forte determinazione erano essenziali, insieme ad un buon rapporto col cavallo, e lei aveva tutto questo in abbondanza. Quindi, che la sfidassero imponendole un cavallo così difficile, non le faceva affatto paura.

Ripulì per bene tutta l’area dagli attrezzi. poi portò fuori il grosso castrato, assicurandolo ad uno dei ganci a lato. Il gigante buono le strofinò con affetto il naso sulla spalla, mentre lei gli parlava a bassa voce, accarezzandogli il collo prima di posizionare la carriola contro la porta della stalla.

"Ciao, sono Darren." Il giovane che puliva il box accanto a lei le tese una mano sporca e Bianca, anche se era imbrattata di fango e polvere, la strinse, sorridendo timidamente. Un po’ di sana sporcizia non le aveva mai dato fastidio. Anche il ragazzo che aveva davanti non aveva una gran corporatura, anzi la sua mano era solo leggermente più grande della sua. Tuttavia constatò che la sua stretta era energica, mentre le dita callose di lui ancora tenevano le sue.

“Bianca.” disse. Sembrava abbastanza amichevole, ma purtroppo non era un granché fisicamente, soprattutto se paragonato a Clay.

"Da quanto tempo lavori qui?" gli chiese.

“Da più di cinque anni ormai. Tom mi ha assunto come apprendista. "

"E ora sei un fantino autorizzato?"

"Sì." Fece un piccolo cenno col capo, da cui traspariva tutto il suo orgoglio. "Oggi corro su uno dei favoriti. Un altro vincitore, si spera! Luke è laggiù a preparare la puledra adesso." Le fece un cenno con la mano, e Bianca lanciò uno sguardo verso la scuderia: laggiù c’era un uomo, molto simile a Clay, che stava strigliando una bellissima puledra color castagna.

"Chi è Luke?" chiese.

"Il fratello di Clay. Ci sono tre fratelli Lewis; Luke è il maggiore. Poi Clay, e infine Cody. Alla fine li conoscerai tutti; lavorano qui, ma Cody si divide tra questo posto e la fattoria."

"Clay sembra carino." Era solo un'osservazione, ma il viso di Darren si incupì.

"Si." Poi sorrise. "Che fai stasera? Vuoi bere qualcosa con me? Conosco un posto dove si mangiano delle ottime costolette.”

"No!" Quella parola le uscì fuori più di getto e più violentemente di quanto volesse e, dallo sguardo di Darren, capì che il ragazzo si era offeso.

"Mi dispiace, è solo che ..." s’interruppe. Non poteva dirgli di Annie, del fatto che intendeva trascorrere ogni minuto libero con la sorella morente. Non ancora. "E’ solo che ho altri progetti per stasera, tutto qui."

"Ok, va bene." Da come la guardò Bianca capì che lui non le credeva affatto, ed era un vero peccato. Darren si rimise al lavoro, ma lei rimase lì, appoggiata al rastrello, sentendosi a disagio e in colpa. Questo lavoro non stava andando bene. La sua Tourette era già stata scoperta e aveva appena offeso un collega. Non era qui per farsi dei nemici, ma a quanto pare era quello che stava accadendo.

Si scrollò dai suoi pensieri quando sentì avvicinarsi qualcuno, e quasi subito capì che era Clay. Batteva distrattamente un frustino sul palmo della mano mentre camminava lungo l'ampio corridoio della stalla. Smise di camminare e la fissò, poi le puntò contro il frustino con sguardo ammonitore.

"Sei qui per lavorare, non per sognare." La guardò con occhio severo, i capelli arruffati che gli cadevano sul viso, il sopracciglio alzato che gli conferiva una certa autorità. Un altro non avrebbe interpretato quei gesti come un comando, ma a lei quell’atteggiamento di Clay faceva venire i brividi dietro la schiena. Annuì imbarazzata, prese il rastrello e si mise al lavoro, osservando di nascosto la sua ombra che si allontanava. Anche da lontano era spettacolare! Non c’era un filo di grasso sul suo corpo; era magro ma muscoloso, e incredibilmente in forma.

Mentre continuava a pulire la stalla, si chiese come sarebbe stato se lui l’avesse sculacciata con quel frustino. Lo avrebbe usato solo di punta, per farle sentire un breve ma piacevolissimo dolore? O l'avrebbe frustata con violenza, impugnando il frustino come un bastone, e facendole dei bei lividi su tutto il sedere?

Per non farlo spazientire di nuovo, pulì tutto il suo box in tempo record, svuotando l’intera carriola piena di letame molto prima di Darren.

Big Red batté un po’ gli zoccoli sul terreno e si scansò leggermente, mentre lei lo strigliava, ma per il resto la lasciò fare senza ribellarsi. Sebbene lavorassero gomito a gomito Bianca notò che Darren la ignorava di proposito, non voltandosi a guardarla nemmeno una volta.

Posizionare la sella correttamente sulla schiena di Big Red era una vera impresa, visto che era così alto, ma lei ci riuscì, e quando gli altri fantini erano già in sella e si stavano avviando verso la pista, Tom, il padre di Clay e il vero proprietario di quelle scuderie, apparve magicamente alle sue spalle e l’aiutò a montare in sella.

Big Red al trotto era stupendo! Le sue lunghe zampe divoravano il terreno con passi fluidi e veloci e, mentre volava lungo la pista, non ancora al galoppo, Bianca potè avvertire la potenza di quell’animale e rimase senza fiato. Poteva sentire ogni muscolo del suo corpo contrarsi mentre i suoi potenti quarti posteriori lo spingevano in avanti.

E’ per questo che ho lottato con le unghie e con i denti! Bianca gridò dentro di sé. Per questo spettacolo della natura!

Cavalcare, soprattutto a folle velocità, era ciò che amava di più al mondo. Si sentiva così a suo agio, in sella e, mentre si lasciava portare dal galoppo bruciante del grosso castrato, si rilassò completamente, finalmente libera dai tic. Il vento le sibilava in faccia e lei gettò indietro la testa e rise, felice di essere di nuovo in sella, a fare l’unica cosa che amava davvero.

Alla fine dell'allenamento, cercò di frenare Big Red tirando le redini per riportarlo al trotto, ma il grosso cavallo la ignorò e continuò a correre.

Maledizione! - pensò - Scommetto che Clay sapeva che sarebbe successo e ora si starà prendendo gioco di me!

Ma quel pensiero la rese solo più determinata. Non aveva mai reagito bene alle persone che le dicevano che non poteva fare qualcosa, ed era successo tantissime volte nel corso degli anni, sia per colpa della Tourette, ma anche a causa della sua fragile corporatura. Tirò con forza le redini. Aveva già visto dei cavalli sfuggire al controllo dei loro fantini, andando a danneggiare le recinzioni e facendo male a se stessi e ai loro cavalieri, e quel pensiero le diede la forza di cui aveva bisogno per controllare il grande e forte cavallo.

"Whoa, ragazzone! – gridò – Ho bisogno del tuo aiuto!” Spingendo tutto il suo peso sulle staffe, si appoggiò all'indietro sulla sella e tirò le redini più forte che poteva, segandosi quasi le mani, e continuando a parlare ininterrottamente al cavallo. Lentamente, il grosso castrato obbedì, rallentando gradualmente fino ad arrivare ad un dolce trotto.

“Bravo ragazzo.” cantilenò lei, carezzandogli dolcemente il collo, ancora ben dritta sulla sella per fargli capire che doveva fermarsi. L’animale alla fine sbuffò rumorosamente e rallentò del tutto, e Bianca ne approfittò per riportarlo nella stalla a tempo di passeggiata.

Ahah, Clay, ce l'ho fatta! Ho vinto la sfida: ho controllato Big Red! Ce l’ho fatta! rise trionfante dentro di sé.

* * *


Il lavoro in pista era molto più faticoso di quello che ricordava. O forse era che non cavalcava da un bel po’ e ci aveva perso la mano. In ogni caso, non vedeva l'ora di fare una breve pausa nella sala riservata ai fantini e bersi una bella tazza di caffè, prima di rimettersi al lavoro.

"E’ arrivato un nuovo cavallo. - la informò Clay - Una puledra. È stata abusata in modo orribile e non permette a nessuno di avvicinarsi a lei, ma papà ha accettato di prenderla, vediamo se possiamo aiutarla. Ha un buon pedigree e dovrebbe essere in grado di correre, se riusciamo a farle superare la paura. Se ti va, puoi venire a vederla."

"Come si chiama?"

"Rosa. Sapphire Rose. "

Mentre seguiva Clay fuori, Bianca si appoggiò alla ringhiera di legno del recinto rotondo, e si mise a osservare Tom che guidava il rimorchio fin dentro il cancello. Fu percorsa da un brivido al suono degli zoccoli che scalciavano contro il fianco del rimorchio, accompagnato da un nitrito acuto. La povera bestia sembrava terrorizzata!

"Non le avevate fatto un calmante?" rimbombò la voce profonda di Clay alle sue spalle.

"Si è ripresa! – sbuffò uno dei fattorini - È pericolosa, questa. Sei pazzo a tenerla. Bisognerebbe sopprimerla."

“Hmmm..” mormorò Clay appoggiandosi alla ringhiera accanto a lei, come se concordasse con l’uomo.

"No! – urlò Bianca - È solo spaventata. Per favore, dalle una possibilità!"

Clay le diede una pacca delicata sulla spalla, costringendola a sorridere. "Noi gliela daremo."

Bianca guardò, con gli occhi spalancati per l'orrore, uno degli uomini che si infilava nella porta laterale del rimorchio armato di un grosso bastone, e spingeva con questo la puledra giù per la rampa fino al recinto rotondo. Le ci volle tutta la sua forza di volontà per mordersi la lingua invece di urlargli delle bestemmie, e dovette combattere con l’impulso di arrampicarsi sulla recinzione e lanciarsi contro di lui. Cosa c'era di male nell'essere gentili? Ma si costrinse a rimanere ferma e in silenzio; non spettava a lei riprendere il lavorante...o almeno, non fintanto che Clay e Tom erano lì e la guardavano.

La puledra era bellissima. Anche nello stato in cui si trovava - scheletrica, sporca e ferita - teneva alte testa e coda, mentre scalciava per tutto il perimetro del piccolo recinto, sbuffando rumorosamente dalle larghe narici. Aveva una macchia bianca a forma di fiamma sul muso, e anche tre delle caviglie erano bianche. Poteva avere circa due anni.

Mentre si avviava verso di lei con i due uomini, Bianca notò sulla testa una ferita profonda che trasudava ancora sangue, e molti segni di frusta su tutto il corpo, dal fianco fino al collo. Ansimò e sentì Clay irrigidirsi al suo fianco.

Si fermarono davanti alla staccionata a guardare Tom che le scivolava accanto, con la mano tesa in segno di amicizia, ma la puledra non gli permise nemmeno di avvicinarsi. Non appena l’uomo entrò nel recinto, appiattì le orecchie sulla testa, scoprì i denti e lo caricò, cercando di colpirlo con le zampe anteriori mentre lui provava ad avvicinarsi. Sentì Clay imprecare a bassa voce mentre Tom si scansava di lato, evitando per un pelo di essere preso a calci, e si infilava tra le corde per mettersi al sicuro.

"È stata seviziata.” osservò Clay.

Bianca si sentì male. Cosa aveva dovuto soffrire, quella povera bestia, per comportarsi a quel modo? A giudicare dalla ferita sulla testa, era evidente che era stata picchiata con una sorta di mazza, ma cos'altro le avevano fatto? Si sforzò di calmare l'ondata di nausea che si sentiva dentro, al pensiero delle sofferenze di quel povero cavallo.

Tom scosse tristemente la testa. "È peggio di quanto credessi. – disse – Ora telefono ai proprietari e mi accordo col veterinario per sopprimerla oggi stesso. Non possiamo avere in giro un cavallo come questo; potrebbe uccidere qualcuno."

"No! - gridò Bianca - Per favore, fate provare me!"

Tom annuì, ma Clay scosse la testa. "Niente da fare! È troppo pericoloso! Hai visto cosa ha appena cercato di fare a papà!"

Ignorandolo completamente, Bianca si arrampicò sulla staccionata e trattenne il respiro, mentre avanzava verso il recinto della puledra. Sapeva che l’animale era pericoloso, ma cercò di concentrarsi sul linguaggio del corpo, avvicinandosi lentamente e guardando a terra, mentre allungava la mano verso il cavallo. Cautamente, la puledra le si avvicinò, sbuffando rumorosamente, con le narici bene aperte. Bianca non si mosse, tenendo sempre la mano aperta verso di lei. Piano piano, la puledra protese in avanti il muso morbido e Bianca glielo accarezzò con dolcezza.

"Ciao, bellissima." cantilenò. La cavalla la guardò con occhi colmi di sospetto, le orecchie che guizzavano avanti e indietro e il corpo tremante ma poi, mentre Bianca continuava a parlarle a voce bassa con la mano sempre in aria, alla fine si rilassò.

Poteva sentire gli occhi di Tom e di Clay puntati su di lei, mentre stava ancora nel recinto con la puledra, e il suo cuore si gonfiò d'orgoglio. Annie le aveva sempre detto che aveva un dono con i cavalli, ma non aveva mai avuto l'opportunità di testare fino a dove potesse arrivare.

"Brava, ragazza. Buona, buona, Rose." Bianca continuò a parlarle a bassa voce, cercando di rassicurare la cavalla, mentre le si avvicinava e provava ad accarezzarla lievemente. Era straziante vedere lo stato in cui si trovava, il terrore che le leggeva dentro. Le sue orecchie tremavano costantemente, poteva vedere il bianco degli occhi sbarrati e il tremito che scuoteva il suo corpo. Si sentì invadere da un’ondata di rabbia, quando si rese conto degli incredibili abusi che aveva subìto l’animale. Quel giorno, invece di tornare a casa durante le ore di pausa e trascorrere del tempo prezioso con Annie, Bianca preferì rimanere nel recinto con la puledra, per farsi conoscere e guadagnarsi la sua fiducia, insomma per stringere un legame con lei. Quando si fece sera e dovette tornare al lavoro normale di stalla, la puledra accompagnò nervosamente Bianca fino all’uscita, camminandole al fianco per tutto il lungo corridoio.

Bianca rimase ancora lì per un po', sporgendosi oltre la mezza porta del recinto, a guardare la puledra che cercava di orientarsi. Alzò lo sguardo quando sentì dei passi avvicinarsi, e le si parò davanti un uomo alto e biondo che era l'immagine sputata di Clay. Sembrava di uno o due anni più giovane, ma era ovvio che fossero fratelli. Come Clay, aveva una barba ispida che gli appesantiva la mascella, i suoi capelli erano troppo lunghi e arruffati e avevano bisogno di un bel taglio, e i suoi occhi erano gentili. Ma, mentre le si avvicinava, sentì che di certo l’odore non era quello di Clay. Quell’uomo non si portava addosso quell'inebriante profumo di cavallo; odorava più di erba, grano, terra, cane e qualcos'altro, non sapeva bene cosa. Insomma, puzzava come un contadino.

"Cody." Disse lui, tendendole una mano sporca, e lei gliela strinse timidamente, la sua mano minuscola in quella enorme di lui. Era persino più massiccio di Clay e sembrava ancora più imponente, se possibile. Non lo conosceva nemmeno e già quell’uomo l’attraeva, con quella sua aria autoritaria. Lui indicò il cavallo. "Chi è questo?"

“Questa è Rose. È arrivata oggi. E’ stata sedata, ma una volta qui si è svegliata e ha cominciato a tirare calci." Bianca sorrise orgogliosa al ricordo. Le piacevano i cavalli esuberanti. Ma il suo sorriso svanì rapidamente quando si ricordò del motivo per cui la puledra era lì.

"È stata gravemente maltrattata."

Cody annuì e si spinse in avanti, raggiungendo la porta della stalla. Immediatamente, la puledra inchiodò le orecchie all'indietro e si precipitò verso di lui, i denti scoperti in una feroce dimostrazione di aggressività provocata dalla paura, e Cody fece frettolosamente un passo indietro, emettendo un basso fischio.

"È solo spaventata. - disse dolcemente Bianca – Tranquilla, ragazza." disse canticchiando al cavallo, che davanti a lei si fece docile e tremante, con le narici che si allargavano.

"È un po' nervosa?" chiese Cody.

Bianca scosse la testa. “No, è molto spaventata. Ha subito orribili abusi. " Voltandosi, lo guardò dall'alto in basso. "Non sai niente dei cavalli? Non vedi cos’ha passato?”

"No, infatti non ne capisco niente." Cody scosse la testa. "Mi occupo della fattoria. Qui gestiamo pecore e manzi e coltiviamo un po'di grano, oltre ad addestrare i cavalli. E’ papà che si occupa delle scuderie, mentre nostro zio è sempre stato un contadino. E’ così che è organizzata la nostra famiglia. Ma da quando è morto zio Max, sono io che mi occupo della terra. Non mi azzarderei per tutto l’oro del mondo a salire su una di queste bestie pazze, ma dammi una moto e vedrai che ti combino!"

"Oh." Bianca sorrise chiedendosi se il terzo fratello, Luke, fosse bello come i due che aveva già incontrato. E se anche lui era gentile ... Era passato un po'di tempo da quando un bell’uomo si era mostrato interessato a lei; di solito, quando scoprivano i suoi tic, perdevano la voglia di conoscerla.

"Papà se la vuole tenere, questa bestia?" Cody sembrava dubbioso.

Bianca annuì. "Per ora." Anche se sapeva che non era del tutto vero: Tom non aveva ancora rinunciato a sopprimere il cavallo. Almeno, per quanto ne sapeva.

Cody rimase lì ancora per qualche minuto, a guardare il cavallo, e a fissare lei, con la coda dell'occhio. Era ovvio che la stava studiando di nascosto, e Bianca si sentì invadere da un’ondata di nervosismo crescente, quando sentì l’urgenza di cedere il passo ai suoi tic. La pressione stava crescendo dentro di lei e quasi non riusciva più a controllarla.

A un tratto, cedette. Si voltò di spalle, in modo che lui non si accorgesse troppo delle smorfie che faceva, ma sapeva che se lui si fosse voltato a guardarla se ne sarebbe accorto. Si sarebbe mostrato ancora gentile con lei, se l’avesse vista?

"Tutto bene?" chiese l’uomo.

Lei annuì. "Sto bene."

"Ma...hai una faccia ..." La sua voce si spense, non riuscendo a spiegare a parole le orribili smorfie che vedeva sulla faccia di Bianca.

"Si chiama sindrome di Tourette. - scattò lei, sulla difensiva – Fattelo spiegare da Clay. O meglio ancora, cercalo su internet. Là troverai tutte le informazioni che vuoi.” Il suo tono di voce era amaro, mentre gli ringhiava quelle parole, ma non le importava. I fratelli Lewis l’avevano già maltrattata abbastanza, riguardo la sua Tourette.

Cody fece un passo indietro, visibilmente ferito a quell’aggressione verbale. "Beh, allora ti lascio in pace."

"Come vuoi." Il suo cuore si spezzò a quelle parole. Era stata respinta così tante volte ormai, ma ogni volta che si sentiva rifiutata non poteva fare a meno di soffrire. Avrebbe mai trovato un uomo che la accettasse per quello che era?

* * *


"Guarda questa!" La voce orgogliosa di Annie si colorò di eccitazione, mentre alzava la tutina celeste da neonato che aveva appena finito di lavorare a maglia.

Bianca sorrise, ma era troppo stanca per gioire con la sorella. Era più di una stanchezza fisica; si sentiva mentalmente svuotata. Vedere quella puledra ridotta in quello stato terribile era già stato abbastanza angosciante, e anche provare a conquistare la sua fiducia era stato faticoso. E, dopo tutto ciò, Tom non era ancora del tutto convinto a non sopprimerla. Si sentiva lacerata. Le lacrime le riempirono gli occhi mentre si sedeva accanto ad Annie e le raccontava tutto.

"Riuscirai a domarla, Bee; hai un dono, con i cavalli."

Bianca annuì. “Oggi ho fatto dei progressi. Spero solo che per Tom possa bastare.”

Annie si limitò a sorridere. "Lo spero anch'io."

* * *


Sebbene fosse completamente esausta, Bianca si agitò e si rivoltò tutta la notte. Non riusciva a togliersi dalla mente l'immagine della puledra traumatizzata, non poteva non ricordare i suoi nutriti terrorizzati mentre prendeva a calci il rimorchio. Non poteva dimenticare il modo in cui gli uomini l'avevano cacciata nel recinto con quel grosso bastone. E non poteva non soffrire per Annie, che si stava letteralmente consumando. Moriva di più ogni giorno. Quanto tempo ancora le restava?

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Age restriction:
16+
Release date on Litres:
17 December 2020
Volume:
202 p. 5 illustrations
ISBN:
9788835413899
Copyright Holder::
Tektime S.r.l.s.
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